IL FAGGIO SECOLARE
Per oltre due secoli questo maestoso faggio ha
accompagnato il cammino di abitanti, boscaioli,
pellegrini ed escursionisti.
Oggi rimane la sua ceppaia, testimonianza
del naturale ciclo della foresta.
Un albero caduto non smette di vivere:
il suo legno diventa rifugio per insetti,
funghi e piccoli animali, arricchisce il terreno
e favorisce la nascita di nuove piante.
La rigenerazione è il segreto della natura.
Bruno racconta...
Nel bosco nulla si spreca.
Anche ciò che sembra finito
continua a dare vita.
Installazioni Land Art lungo il percorso
FALLEN (Stefano Devoti)
La radice di un albero caduto lungo il sentiero è qui custodita per celebrare un lavoro
invisibile e silenzioso: migliaia di ettolitri d’acqua trasformati in materia, nutrimento ed
ossigeno a beneficio dell’ecosistema, del paesaggio e della comunità.
Giovani noccioli s'intrecciano per costruire uno spazio di relazione tra nascita, crescita,
morte, decomposizione e rigenerazione, le fasi stesse della vita di cui il bosco è esplicito
teatro.
tana (Devid Strussiat)
L’opera nasce dall’idea di trasformare il concetto di tana e rifugio in una forma organica e
fantastica, capace di abitare il paesaggio e, allo stesso tempo, di essere abitata.
La forma, caratterizzata da volumi morbidi e tondeggianti, richiama liberamente le figure
femminili del Paleolitico, come la Venere di Willendorf, evocando una dimensione arcaica
legata ai concetti di protezione, accoglienza e generazione.
Le aperture e le cavità diventano elementi di passaggio verso uno spazio interno,
invitando il visitatore a entrare, sostare e giocare. L’opera può così diventare una tana, un
nascondiglio o una piccola casa, soprattutto nella percezione dei bambini.
La struttura è realizzata attraverso l’intreccio di rami di salice e nocciolo, materiali naturali
che conferiscono alla forma un carattere organico e permeabile, in dialogo con il
paesaggio. Una leggera struttura interna in ferro garantisce la stabilità dell’opera, senza
interferire con la percezione dell’intreccio.
L’opera si colloca così tra scultura, rifugio e gioco, proponendo un incontro diretto e
immaginativo tra natura, corpo e paesaggio.
La Soglia del Tempo (Simone Paulin)
Il viandante è colui che cerca senso, intrappolato nella percezione lineare del tempo.
Il Corvo è il custode della conoscenza e del passaggio. È un animale liminare, capace di
volare tra i due mondi.
Il Cerchio rappresenta la totalità e l'eternità. Simboleggia il ciclo della vita, della
reintroduzione e dell'eterno ritorno, privo di inizio e di fine.
Idealmente è l'uomo a camminare lungo il bordo esterno di un cerchio credendo di
avanzare in linea retta verso il futuro mentre il corvo dall'esterno può osservare l'intero
percorso dell'uomo, passato, presente e futuro nello stesso istante.
Il corvo non giudica il cammino dell'uomo, ma ne custodisce la memoria.
Il Cerchio è l'Eternità, l'Inconscio, l'Uomo è la Mente limitata, il Corvo è l'Intuizione che
connette il finito all'infinito, attende che l'uomo trovi il coraggio di guardarlo.
In questa scena i ruoli sono invertiti. Cosa potrebbe succedere?