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Sono rimaste alcune testimonianze tratte da un elenco portato in dote in un matrimonio celebrato nel 1603 (in esso troviamo la descrizione di alcuni capi di vestiario quali "camisotti" di tela, corpetti in panno, camicie di lino, panciotti e così via). Nel Canal del Ferro i costumi non si discostavano di molto rispetto a quelli carnici.

Il costume popolare femminile dei secoli XVIII e XIX.

Al primo posto il "fazzùl", sciarpa di tela di lino lunga e stretta che finiva con guarnizioni di pizzo o frange. A questo subentra alla fine del XVIII secolo il "fazzolet di cjàf", accompagnato dal "fazzolet di cuel" di tinte vivaci, tranne per le donne anziane o a lutto, si portavano sia sull'abito da lavoro che da festa. Il capo più importante, a volte unico, della biancheria intima era la camicia, la "cjamese", fatta di canapa grezza per il lavoro; le camicie fini erano invece di cotone e di lino con orlature di trine. Alla fine del '700 compare la "còtule sot", la sottoveste, usata nella tenuta da lavoro, lunga fino al polpaccio. La gonna "còtule" faceva parte del vestito "la vieste", molto ampia con diversi teli e lunga fino alle caviglie; essa, increspata alla cintola, si univa ad un bustino o corpetto, il "cas", senza maniche dal quale uscivano le maniche della camicia. Per la festa e nelle occasioni speciali, questi due capi erano uniti e i colori si adattavano alle circostanze. Il vestito si completava con il grembiule, il "grùmal", leggero e ricamato con disegni vivaci, pesante e grossolano per i lavori invernali. Riguardo alle calzature, imperava da secoli il "scarpèt", realizzato dalle donne in casa, fino al primo dopoguerra, con la suola trapunta fittamente da vari strati di tela ritagliati secondo la misura voluta e poi ricoperto con tela o velluto, impreziosito sulla punta di ricami floreali a colori vivaci. Per l'inverno e per le giornate di cattivo tempo, tanto le donne quanto gli uomini, usavano la dàlmina, "dàlmine", zoccolo d'acero scavato a barchetta con la punta rialzata.

Il costume popolare maschile  dei secoli XVIII e XIX.

Scarni i ricordi del costume maschile, spartano e quasi sempre uguale nella foggia, tranne che per la diversità dei tessuti. Esso era composto dai calzoni, i "braghessis", di panno fermati sotto il ginocchio, la giacca "camìsole", senza maniche chiusa sul davanti con molti bottoni, il panciotto "petoràl", la camicia con polsini lunghi, talvolta ricamata, bianca per i giorni di festa. Le calze erano di lana grezza e bianche durante le festività.



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