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Si racconta nella Valcanale di una vecchia vestita di stracci, ricoperta di pelli di animali, con alcuni campanacci sulle spalle che appariva nella notte dell'Epifania e rapiva i bambini, oppure si faceva consegnare lardo, oppure gnocchi. Il suo nome era Perchta. Negli antichi canti del Nord Europa si narrava tanto tempo fa di un'altra dea o regina Bertha, che custodiva i bambini ed a questo riguardo era nota la storia di una mamma, a cui era morto il proprio bambino e sempre piangeva e si disperava. Passavano i giorni, i mesi e lei non riusciva a darsi pace, finché venne la notte dell'Epifania e la mamma si sentì chiamare fuori dall'uscio. Con grande stupore vide una bellissima signora che precedeva un lungo corteo di bambini festanti. Molto indietro però restava un bimbo, che seguiva arrancando e trasportando un grande otre pieno d'acqua. Quando la povera figurina zuppa fu vicina, mamma e bimbo si riconobbero ed il figlio disse "Mamma, non piangere più, non riesco a portare tutte queste lacrime, io sto bene qui". Da quel giorno la mamma più non pianse ed attese tutte le notti d'Epifania per spiare dall'uscio il passaggio della Pertha e del suo bambino.
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