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Giuseppe Pesamosca
Osvaldo Pesamosca, inseparabile guida alpina di Julius Kugy tra fine Ottocento e inizi del Novecento, era nipote di Giuseppe Pesamosca, detto il Lòuf (il Lupo). Di Giuseppe, personaggio strano e leggendario, sono state scritte molte cose. Di certo egli era nativo di Stretti, in Val Raccolana (il canale che da Sella Nevea conduce a Chiusaforte), un luogo selvaggio situato tra pareti di roccia e ripidissimi prati, sopra la profonda gola in cui scorre il Rio Raccolana. Fu chiamato alle armi dall'esercito austriaco nella guerra del 1859, disertò e successivamente divenne un contrabbandiere costretto, per forza di cose, a vivere alla macchia in montagna. Quanti anni visse in tal modo? Nessuno sa dirlo, forse una quindicina (probabilmente fino al 1866, quando il Friuli entrò nel Regno Italiano), forse di più. Secondo Kugy ad un certo punto addirittura se ne andò in America dove morì. Visse per parecchi anni quasi come un eremita, dormendo nelle piccole nicchie sulle cenge, negli anfratti sopra i camini, sopra i baratri della Spragna. Scendeva raramente a valle per rifornirsi, risalendo subito alle sue amate montagne. In ogni caso, sono molto importanti i percorsi da lui scoperti, quasi certamente rincorrendo camosci, nel Jof Fuart, nel Montasio, nel Canin, per citarne solo alcuni. Giuseppe Pesamosca è stato il capostipite di quella che fu definita la "schiatta dei Pesamosca di Val Raccolana". Cacciatori intrepidi, dominatori delle più alte e impervie giogaie. I Pesamosca erano considerati figli d'anima di Giuseppe e da lui avevano ereditato anche il nome Lòuf. Il più illustre della famiglia fu il nipote di Giuseppe, Osvaldo, la guida friulana più completa ed esperta del suo tempo. Col passare del tempo la leggenda su questo personaggio e le sue imprese si è dilatata tanto che si è creata nelle guide locali venute dopo una certa fatalistica rassegnazione, ossia che più del Lòuf nessuno potrà mai fare. "Dove il Lòuf è passato si può ancora passare, ma dove il Lòuf non è passato non si passerà mai".
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